Valore aggiunto finale – Ecco cosa compri davvero quando acquisti un prodotto nuovo

valore aggiunto finaleConosci il valore aggiunto finale di ogni singolo articolo proposto in vendita sul mercato?

Quante volte ti è capitato di entrare in un negozio ed acquistare un determinato articolo che, ripensandoci, non valeva tutti i soldi che hai sborsato?

Ti basta pensare ad un normalissimo computer, un modello nuovo, che compreresti a tutti i costi e per il quale sono necessari ben 680 euro.

O ad una nuova auto, proposta ad un prezzo lancio di svariate migliaia di euro.

Il mercato è pieno zeppo di offerte, dove per offerte intendo “prodotti” e non occasioni per acquistare al prezzo più basso, in concorrenza tra loro, che fanno a gara a chi è più bello, chi è più comodo, chi consuma meno e chi è più semplice da usare.

Tutte leve commerciali che dovrebbero spingere il consumatore, cioè tu, ad acquistare senza indugio quello specifico prodotto e a non farsi troppe domande sul suo costo.

Non passa giorno che un azienda sforna e immette sul mercato qualcosa di più innovativo, resistente, pratico, alla moda, “eccezionale”.

Detto questo, cosa determina con esattezza il prezzo, che si traduce in “valore”, di qualsiasi cosa esposta in un negozio, supermercato o centro commerciale?

Ti riporto qui la definizione Wikipedia che riassume nel dettaglio il significato del termine “prodotto”:

“Un prodotto, in economia, è un insieme di attributi tangibili e intangibili di un bene o un servizio volti a procurare un beneficio a un utilizzatore, ottenuto tipicamente attraverso un processo di produzione o creazione a partire da risorse iniziali e con valore aggiunto finale.”

Mi vorrei soffermare un attimo sulle ultime tre parole: “valore aggiunto finale”, che al netto degli attributi, fanno tutta la differenza del mondo.

Il valore aggiunto finale, espresso in termini meno accademici è “il prezzo che paghi quando compri quella roba”.

Sebbene io sia perfettamente d’accordo nell’ aggiungere un valore ad un prodotto immesso sul mercato, per trasformarlo in un guadagno più che lecito, è bene che tu sappia che questo margine non sempre giustifica il valore di quello specifico prodotto.

In parole povere, non sempre ciò che compri  ti viene venduto al giusto prezzo, per certi versi mi verrebbe da pensare che nemmeno esiste un “prezzo giusto”.

Nei miei anni di lavoro ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare, così direbbe Roy Batty in Blade Runner, così diresti anche tu se vedi uno scontrino a quattro cifre rilasciato a una persona che ha comprato un nuovo cellulare.

Se vogliamo rimanere sul pianeta Terra e se parliamo di prodotti tangibili, che si possono toccare con mano, per quanto la possiamo rigirare trattasi comunque di prodotti composti da una o più materie prime.

Le materie prime più comuni sono legno, metalli, plastica, vetro, carta, tessuti, e altre che ora potrebbero sfuggirmi ma che puoi individuare in qualsiasi cosa tu abbia intorno.

Poi ci sono i derivati, c’è la carta spessa, quella più sottile, il legno di pino e quello di ciliegio, il truciolare dell’Ikea, il PVC, il polistirolo, il cartone, il cristallo e l’antimonio.

Non ti nego che, quando vedo il prezzo spropositato di alcuni articoli, mi viene spesso da pensare che probabilmente al loro interno sono presenti tracce del metallo più prezioso che c’è in circolazione, l’oro.

Se sono un falegname e so per certo quanto costa produrre ed assemblare un tavolo e sei sedie, ho bisogno di capire per quale motivo quello che vendi tu nel tuo negozio costa quattro o cinque volte di più.

E’ di “qualità”? Cosa significa di qualità? Viene da un albero di platino?

Se mi vuoi vendere un telefono, con più funzioni, più strumenti, più tecnologia, me lo devi spiegare in qualche modo perché tutto questo mi costa più della metà del mio stipendio.

Qual è il tuo valore aggiunto finale?

 

Hai appena acquistato un montgomery scontato del 50%? Non sei tu ad aver fatto un affare.

Una delle strategie aziendali più diffuse è incentivare la produzione di beni di consumo o di alcuni componenti in paesi dove la materia prima o la manodopera richiesta per la realizzazione degli stessi costa meno, per poi proporre in vendita questi prodotti in altre nazioni, dove la classe sociale è più abbiente e benestante, e ha una maggiore capacità di spesa.

Non c’è da stupirsi se la stragrande maggioranza dei prodotti in circolazione sono etichettati “Made in China”, eh si, la Cina è una nazione molto produttiva.

Saranno bravi con le mani? Avranno tanta voglia di lavorare? E’ probabile.

Ciò che è certo invece è che la manodopera e i costi di realizzazione di un prodotto, inclusa la materia prima, sono nettamente inferiori rispetto a quanto spenderebbe un’azienda per produrre lo stesso articolo nella sua nazione.

Se così non fosse, davvero non avrebbe senso importare dei prodotti da un altro angolo di mondo e far percorrere agli stessi migliaia di chilometri.

Le industrie sono ovunque e non c’è più qualcosa di veramente eccezionale che non può essere replicato altrove.

“Un montgomery a 97 €??? E’un affare, costava 149 €!”

Spiacente, l’affare non è il tuo, c’è qualcuno dietro a quel processo che ha guadagnato più di quanto tu abbia risparmiato, a maggior ragione se la produzione di quell’abito non è costata più di 10 euro.

C’è qualcuno che ha deciso dal principio di applicare un determinato prezzo a quel vestito, e ha considerato che c’erano tutti i presupposti per un “valore aggiunto finale” del 1500%.

I negozi cinesi sono forse gli unici a mantenere un livello di rivendita più coerente con l’etica commerciale, vendono prodotti di scarsa qualità, valgono quanto costano, non durano nel tempo e il più delle volte si dimostrano pericolosi e inservibili.

Ho smesso di acquistare da loro prodotti di natura elettrica da quando ho tagliato il cavo di una ciabatta per farne una prolunga, dalla quale sono usciti solo quattro capelli di rame racchiusi in un involucro di gomma che si poteva masticare; il motore di una lavatrice l’avrebbe trasformata in una miccia.

L’apparenza inganna, non è tutto oro quel che luccica

Quando stai per acquistare un prodotto nuovo, il prodotto è l’ultima cosa che ti porti a casa.

A seconda di dove ti trovi e di cosa stai acquistando, ciò per cui stai spendendo il tuo denaro non è mai il prodotto in sé, ma tutto ciò che gli gira attorno;

Valore del marchio

“Ho comprato l’iPhone X, questa borsa è Louis Vuitton, abbiamo scelto una Scavolini…”

Dì la verita, anche tu non vedi l’ora di sfoggiare il tuo nuovo gioiellino e poterlo esibire di fronte a tutti i tuoi amici? Quando acquisti un prodotto di marca stai comprando il valore di quel marchio, stai comprando la sua fama, la sua popolarità e ciò che ti farà sentire figo agli occhi degli altri.

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Supponiamo che tu debba acquistare una nuova auto. In un mercato così variegato come l’automotive, quale sceglieresti? L’auto che ti permette di spostarti, di viaggiare, di andare a lavorare? Risposta errata.

Acquisteresti il modello di automobile che parla di te, che dice delle cose di te.

Se sei un tipo sportivo, preferiresti una Fiat Ulysse o una BMW Serie 3?

Entrambe hanno un motore, quattro ruote e uno sterzo, ti permettono di spostarti, di viaggiare e di andare a lavorare, ma tu sceglieresti quella che più ti si addice, anche se costa di più.

Esperienza d’acquisto

Quando entri in un negozio, un bravo commerciante che si percepisce come un venditore dedica il suo tempo nel seguirti, conoscerti, stringerti la mano, dialogare con te, aiutarti nella scelta e darti dei consigli utili magari su come utilizzare ciò che stai acquistando.

Hai oltretutto il vantaggio di poter provare quel prodotto, verificare che non sia danneggiato, provartelo addosso per vedere come ti sta, eventualmente portarlo indietro e sostituirlo.

Sono tutte splendide attenzioni che non potresti avere acquistando su amazon o ebay, che ti permettono di valutare bene ciò che stai per portarti a casa e che utilizzerai nel tempo.

Distribuzione e pubblicità

Quel prodotto è arrivato in quel luogo in qualche modo, e in qualche modo qualcuno te ne ha mostrata l’esistenza, tutto questo ha un costo, ed è incluso nel prezzo che ti viene chiesto.

La stessa esposizione è una pubblicità, il volantino che ti hanno inserito nella cassetta della posta ha fatto sì che tu venissi a conoscenza di quel determinato articolo, l’agenzia o il fattorino che te l’ha recapitato è stato pagato per fare quel lavoro.

Qualcuno ha investito in tutto questo, ha anticipato del denaro con la speranza di riaverlo grazie alla vendita di quel prodotto.

Perché la maggior parte di articoli proposti su internet hanno un costo inferiore rispetto agli stessi venduti in un negozio?

Perché la distribuzione viene intercettata, non ci sono spese di amministrazione, stoccaggio, logistica e distribuzione, la pubblicità non ha costi di stampa e nessun ragazzo viene incaricato per inserire un depliant nella tua cassetta della posta.

Impara a valutare ciò che acquisti secondo dei criteri logici, come la consistenza, l’efficienza, la durata nel tempo e le caratteristiche specifiche che fanno al caso tuo.

Non sempre un marchio o una firma sono garanzia di affidabilità, mi è capitato spesso di avere a che fare con prodotti che sembravano indistruttibili ma si dimostravano il contrario.

Molte aziende, nel mercato odierno, utilizzano componenti di seconda scelta o di bassa qualità per assemblare ciò che vendono, sono orientate ad offrire la loro merce al minor prezzo in modo tale che la vendita di questi si realizzi nel più breve tempo possibile, e per far sì che questo avvenga senza lavorare in perdita cercano di risparmiare sulla produzione.

In un negozio dell’usato potresti imbatterti in prodotti fabbricati anni fà quando le imprese non dovevano competere tra loro come succede al giorno d’oggi, prodotti di buona manifattura e più durevoli nel tempo, efficienti come ancora nuovi.

 

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